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Vladimir Antonov

NUOVE UPANISHAD:
LA STRUTTURA DELL'ASSOLUTO E LA SUA CONOSCENZA

Indice

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Books by Dr Antonov:

   L'Insegnamento originale di Gesù Cristo

   Ecologia dell'uomo nello spazio pluridimensionale

   Il Sole di Dio

   Nuove Upanishad


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NUOVE UPANISHAD: LA STRUTTURA DELL'ASSOLUTO E LA SUA CONOSCENZA / INTRODUZIONE


Introduzione

 

Il termine “upanishad” (in sanscrito “concepimento”) significa le opere brevi filisofico-religiose di antica origine indiana nelle quali diversi autori hanno espresso le proprie idee sulla Divinità e sulla Via religiosa dei cercatori di Dio. Queste opere sono state scritte ancor prima che arrivasse sulla Terra l’Avatar Krishna. Esse, con i quattro Veda hanno costituito la base della corrente filosofica chiamata “Vedanta”.

Sathya Sai dice [15] che il numero totale delle Upanishad è 1180, però la maggior parte di esse è andata perduta o dimenticata perché di poco valore o di troppo difficile comprensione per i lettori. Attualmente ce ne sono 108, di cui 13 [15] sono le più famose.

Studiando le antiche Upanishad si notano alti progressi spirituali di alcuni degli autori, mentre altri si dedicavano solamente alle “speculazioni” filosofiche, fantasie e “giochi di parole”.

Tra una quindicina di Upanishad tradotte in Russo [16 ed altre] le idee più interessanti si trovano nella Katha-, Brahmanubhava-, Kaivalia-, Mundaka- e Shvetashvara-Upanishad. L’autore della prima (Upanishad) conosceva persino la triplice struttura del Fuoco Divino di Brahman. (È interessante notare che il commentatore di questo testo pubblicato anche da una casa editrice russa ha interpretato la triplicità del Fuoco Divino — nei limiti della propria capacità di comprensione — come .., per un uomo, avere un padre, una madre e un maestro...).

Gli autori delle antiche Upanishad disponevano delle quattro seguenti fonti d’informazione filosofico-religiosa:

 

a) La propria esperienza meditativa (se vi è stata),

b) Tre o quattro Veda pieni di fiabe religiose e non, aventi informazione concreta sul Creatore,

c) Contatti personali con altri cercatori della Verità,

d) Altre opere scritte, per esempio, Upanishad d’altri autori.

 

In generale, è caratteristico che nelle Upanishad, termini come Brahman, Atman, Purusha, Assoluto, non abbiano significati ben definiti: da un lato, ognuno di questi termini poteva avere molti significati, dall’altro, qualsiasi oggetto poteva avere molti nomi. Tutto ciò creava difficoltà, per gli adepti del Vedanta, nel creare una metodologia chiara per l’autorealizzazione spirituale (questo si nota ancor oggi nell’attività di molte sette di origine induistica).

Gli uomini hanno ricevuto la chiarezza delle terminologie e della concezione generale per mezzo della Bhagavad Gita [6] donataci dall’Avatar Krishna. In particolare, Krishna ha spiegato che esiste Ishvara (Dio-Padre, Creatore, Sommo Purusha). La Sua Volontà è realizzata tramite Brahman (Spirito Santo, Supremo Purusha). Dio può presentarsi alla gente come un’Avatar (Dio-Figlio, Messia, Cristo), e per questo fine incarna una Sua parte nel corpo di un uomo. Inoltre, esistono la materia fisica (prakriti) e le anime individuali in evoluzione (termine collettivo: “Purusha”). Esiste anche l’akasha, cioè prakriti e purusha nello stato diffuso (protoprakriti e protopurusha). Quest’ultimo è il materiale utilizzato per creare materia e anime individuali.

Il Creatore (rispetto al mondo materiale) si trova nel più profondo strato (dimensione spaziale) del Corpo unico pluridimensionale dell’Assoluto Universale, che comprende, tra le altre cose, tutti i mondi “rivelati” (vale a dire materiali) delle numerose galassie.

L’Assoluto è l’organismo Unico dell’Universo di immense dimensioni non immaginabili per gli uomini. Esso è pluridimensionale, vale a dire composto di diversi loka (eoni).

La vita dell’Assoluto è il Suo ulteriore sviluppo, la Sua Evoluzione. Quest’ultima si rappresenta come crescita qualitativa e quantitativa delle coscienze individuali (anime-jivas) — elementi della purusha — sulla prakriti (materia dei pianeti) nei corpi composti dalla prakriti. Le jivas devono svilupparsi sia quantitativamente sia qualitativamente aspirando a raggiungere la Divinità e ad unirsi col Brahman ed Ishvara. Le jivas che lasciano questa Via oppure vanno all’indietro, destinano se stesse alle sofferenze della “legge karmica” (legge delle cause-conseguenze che creano i destini).

Questi sono i princìpi generali. Krishna nella Bhagavad Gita ha esposto i princìpi di auto-perfezionamento etico dell’uomo. Tra altre cose, Egli ha spiegato che l’Amore-Devozione emotivo (bhakti) verso Ishvara deve diventare un elemento indispensabile nei rapporti dell’uomo con Ishvara stesso. (Più tardi, la stessa cosa insegnavano e continuano insegnare oggigiorno Gesù Cristo, Chaytanya, Babaji, Sathya Sai ed Altri [6,9]).

Però quest’informazione non è sufficiente per la completa autorealizzazione dei cercatori di Dio che progrediscono correttamente, poiché per unirsi con il Creatore (sulla base del bhakti) sono necessarie le meditazioni, e soltanto esse. Sono proprio le pratiche meditative che fanno diventare una coscienza individuale facilmente manovrabile, raffinata, grande, forte, capace di passare con facilità da uno strato all’altro sino alla Sede del Creatore; ed è in questa sede che Egli può essere definitivamente conosciuto. Per fare ciò i cercatori di Dio devono avere uno schema, una descrizione dettagliata della via delle meditazioni, una “mappa” della loro rotta; senza non si riesce passare.

Dio, di proposito, non ha pubblicato prima tali “mappe”, perché sono proprio gli sforzi dei cercatori, il superamento delle difficoltà durante la ricerca, che permettono il loro sviluppo; così è stato anche per l’autore di questo testo, il quale dopo quasi un quarto di secolo di lavoro molto intenso è riuscito a tracciare tale mappa.

Adesso, però, alla vigilia del terzo millennio dall’arrivo in Terra dell’Avatar Gesù, in questo momento critico per la Russia [9], Dio mi ha dato la Sua benedizione per pubblicarla.

 

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Il Cammino Divino del Cuore Spirituale